Maria Manasseina: il sonno non è assenza di attività cerebrale

La nascita dell’elettroencefalografia (EEG) applicata all’uomo risale agli anni 20 del secolo scorso, quando Hans Berger per primo misurò una differenza di potenziale tra due elettrodi posti sullo scalpo. Negli anni successivi, la strumentazione fu perfezionata sempre più e, nel 1953, Aserinsky e Kleitman descrissero per la prima volta la fase REM del sonno. 

Prima dell’avvento dell’elettroencefalografia, si riteneva che durante il sonno non ci fosse alcuna attività cerebrale, che il sonno fosse assenza di attività.

Eppure, una donna ebbe l’intuizione che le cose non stavano proprio così. Maria Manasseina nel 1889 affermava che il sonno rappresenta un particolare stato dell’attività cerebrale diverso dall’assenza di attività, come era comunemente visto in quel momento: un’intuizione notevole, considerando il fatto che l’elettroencefalogramma non esisteva ancora.

Ma chi era Manasseina?

Manasseina è stata una delle prime donne europee a laurearsi in medicina. Nata probabilmente nel 1841, ha avuto la fortuna di vivere in un’epoca in cui la Russia stava affrontando diverse riforme istituzionali. Lo Zar Alessandro II riformò l’istruzione, allargando il diritto allo studio anche ai poveri: infatti furono esentati dal pagamento delle tasse e furono ammesse le donne nelle scuole. 

I migliori studenti, comprese le donne, furono incoraggiati a svolgere tirocini presso le università dell’Europa occidentale. Maria Manasseina trascorse il suo periodo all’estero a Vienna, al politecnico. Qui studiò i processi di fermentazione alcolica e i suoi risultati confermarono l’ipotesi “chimica” della fermentazione, proposta da Claude Bernard e Justus Liebig, piuttosto che l’ipotesi “fisiologica” di Louis Pasteur. Ci vollero circa 25 anni per replicare i suoi risultati, confermati da Eduard Buchner e, sebbene fosse a conoscenza del lavoro di Manasseina, non la menzionò nemmeno nelle sue pubblicazioni. Manasseina cercò invano di difendere la paternità della scoperta, ma fu del tutto ignorata. Buchner ricevette il premio Nobel per la chimica nel 1907 per questa scoperta, ma il nome di Manasseina fu completamente dimenticato.

L’unica fortuna fu che Manasseina morì nel 1903, risparmiandosi un’ulteriore umiliazione.

Ma il suo contributo più importante alle neuroscienze è stato lo studio del sonno e gli effetti della deprivazione del sonno sull’organismo. Ha pubblicato il primo manuale completo sul sonno nel 1889, in russo. Il libro fu poi tradotto in inglese e ampiamente distribuito in Europa nel 1897, diventando l’enciclopedia del sonno, il libro di riferimento a quei tempi.

Il 17 marzo ricorreva l’anniversario della morte di questa incredibile donna, pioniera degli studi sul sonno.

Qui abbiamo raccontato la sua storia.

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